domenica 3 novembre 2013

Come cambia in USA la tipologia di paziente del dentista

 più bambini e anziani, meno adulti occupati:
 le cause nella crisi economica secondo  l'ADA



Pubblicati  dall’  American Dental Association i dati sull’ accesso  alle cure  odontoiatriche negli Stati Uniti   suddivisi  per età e tipologia sociale.  L’indagine eseguita  tramite un sondaggio (Medical Expenditure Panel Survey)  è stata  realizzata da una apposita Agenzia Governativa   (AHRQ Agency for Healthcare Research and Quality) che monitorizza la situazione sanitaria in tutto il Paese.
Nell’ ultimo decennio è  diminuito il numero di adulti occupati che si rivolgono al dentista indipendentemente dalle  fasce   di reddito. In  controtendenza invece  le cure nell’ infanzia, tramite il programma Governativo Medicaid,  e   le persone anziane  con assicurazione privata che  hanno incrementato gli accessi dal dentista.
“L’odontoiatria  Americana è a un bivio “   sostengono  Kamyar Nasseh, PhD,   e Marko Vujicic, PhD  autori della ricerca  “e  ci saranno notevoli cambiamenti nell’ assetto degli studi dentistici. Sono in aumento  il numero delle strutture che erogano cure dentali, così come è fortemente aumentato il costo per la formazione del dentista  e quindi  lo Student Debt  (il prestito che il dentista  neolaureato proveniente da una  famiglia non abbiente, deve restituire allo Stato che gli ha finanziato gli studi)”.

Nel  2003  il 41 %  degli adulti (19/65 anni) occupati andava dal dentista,  nel 2011 solo il 36 %.  In questo gruppo sono diminuite le coperture assicurative private e si sono fortemente erose le risorse pubbliche  indirizzate invece a favore dell’ infanzia meno abbiente (Medicaid) . Le cure dentali degli over   65  sono  invece passate  dal 38  % del 2000 al 42 % nel 2011.




L’ADA  commenta così i dati dell’ indagine:  “è  estremamente  positivo che siano aumentati i bambini curati nell’ ultimo decennio grazie  all’ assistenza pubblica.  Stigmatizza invece  che in molti Stati dell’ Unione, non esistono benefici pubblici  (Medicaid) per gli adulti ed è   notevolmente cresciuta  la fascia di “povertà”   a cui le cure sono precluse.
La differenze tra i diversi Stati  dell’ unione in fatto di accesso alle cure  è legata  alla situazione occupazionale,  più cure dentistiche nelle aree  con più alti tassi di occupazione.
Nonostante i progressi positivi, rimangono  aperte  alcune sfide significative per garantire che tutti gli adulti , in particolare  quelli a basso reddito ,  possano accedere almeno alle cure  di routine per  raggiungere  una ottimale salute orale".


twitter@daviscussotto

Intervista a Giancarlo Vecchiati per i 20 anni di COI

Fondazione ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) ha organizzato nell’ambito di Expodental Forum  2013  il 3° corso base per “VOLONTARIATO E COOPERAZIONE ODONTOIATRICA INTERNAZIONALE”. I lavori si sono svolti sabato 19 ottobre a Fiera Milano City con la partecipazione di un folto pubblico. Al termine della sua presentazione abbiamo posto a dr Giancarlo Vecchiati alcune domande.



1 Giancarlo il COI (Cooperazione Odontoiatrica Internazionale), organizzazione non governativa impegnata per il diritto alla salute orale e generale compie oggi 20 anni di attività. Puoi fare un consuntivo del vostro impegno ?



Siamo stati i primi 20 anni fa ad impegnarci per un volontariato odontoiatrico  organizzato e continuo, mirando a promuovere la salute orale di base e lo sviluppo delle comunità locali. Abbiamo ottenuto risultati concreti e soddisfazioni , a prezzo naturalmente  di qualche amarezza , incomprensioni  o insuccesso. Soddisfazioni  per i progetti realizzati, creando opportunità per il lavoro, miglioramento della salute e sviluppo sostenibile nelle comunità e per aver raggiunto un punto di non ritorno: un’identità consolidata che partendo dall’aiuto umanitario di un gruppo di dentisti di buona volontà e dal grande cuore è arrivata a realizzare progetti integrati con partners e finanziatori anche  estranei al mondo dentale  per promuovere non solo la salute orale ma anche la salute globale e  lo sviluppo umano attraverso all’attenzione ai  determinanti della salute grazie ad una struttura organizzata con una  bella e funzionale sede nella Dental school di Torino e  utilizzando volontari opportunamente formati e consapevoli. Oggi COI non significa  solo progetti di cooperazione  internazionale, ma anche impegno in favore delle comunità svantaggiate in Italia  (profughi, migranti, anziani istituzionalizzati , nuovi poveri) anche attraverso le attività dell’Osservatorio della salute orale delle comunità svantaggiate diretto dal Prof. Preti e la formazione certificata e ricerca attraverso l’European Center for Intercultural training for oral health (ECITOH) e la collaborazione con l’Università di Torino .Con orgoglio siamo i veterani di un movimento di volontari odontoiatri, igienisti , odontotecnici, studenti  che in questi venti anni è cresciuto dando origine a parecchie associazioni che purtroppo spesso non riescono a fare “sistema” tra loro e con i vari attori del mondo del dentale e della cooperazione internazionale  per rendere più visibile ed incisivo l’impegno del volontariato. Sempre con orgoglio vediamo oggi riconosciuto il ruolo del volontariato odontoiatrico italiano, ufficialmente, grazie all’idoneità come ONG  ricevuta  dal Ministero degli affari esteri italiano, dal Governo del Burkina Faso e dalla partecipazione al  network delle ONG dentali europee . Ma questo non vuole essere un punto di arrivo, bensì una tappa  nella continua evoluzione dell’associazione, adattando il suo modus operandi e le sue strategie al mutare dei bisogni di salute orale delle comunità svantaggiate.


2 Hai detto che l’empowerment ossia la responsabilizzazione e la formazione del personale locale delle comunità che assistite nei paesi in via di sviluppo è l’ obiettivo primario della cooperazione più ancora che l’assistenza diretta. Come riuscite a realizzarlo sul campo?


L’Africa richiama alla mente sensazioni forti con  bambini meravigliosi che sorridono sempre, ambienti naturali incantevoli, donne tenaci e infaticabili , popoli che chiedono ed hanno bisogno di molto aiuto. Ma i  tempi cambiano , gli stessi africani stanno cambiando e ora non chiedono solo aiuti umanitari, donazioni, ma opportunità vere per uno  sviluppo sostenibile libero da dipendenze . Ecco allora che la cooperazione deve cambiare. Formare operatori, rinforzare e sviluppare le capacità locali inviando volontari motivati e formati attraverso corsi specifici e poi  studiare e realizzare progetti,  procedure,  metodi e  strumenti operativi adeguati alle esigenze, alle caratteristiche del contesto operativo e  alla cultura locale in collaborazione con  partners ed esperti qualificati e non appartenenti solo al mondo dentale. E infine favorire  il confronto –incontro sul campo con gli operatori, le istituzioni e le comunità locali: i beneficiari  e il mezzo per realizzare il progetto.

3 Ci hai appena insegnato che operare con pochi mezzi in un ambiente disagiato di fronte a patologie infettive o traumatiche impegnative, come accade nei paesi in via di sviluppo, richiede un grande preparazione . E’ per questo che è nato ECITOH European Center for Intercultural Training in Oral Health e la collaborazione con l’Università di Torino?


Alla fine degli  anni novanta eravamo impegnati  nei Balcani e progressivamente la richiesta locale  era passata dal controllo del dolore e delle infezioni dentarie  alla ricostruzione delle strutture sanitarie distrutte, con l’invio di attrezzature nuove e  aggiornamento e formazione professionale. Per dare una risposta qualificata a questi bisogni nacque nel 2000 ECITOH e i primi corsi furono realizzati in collaborazione con il Centro di Collaborazione del WHO di Milano ( la Prof. Strohmenger) e UNIDI e diretti a odontoiatri  della Sanità pubblica Albanese e Kosovara. Ma anche nei Paesi in via di sviluppo prima e in Italia poi  avevamo individuato il cambiamento delle esigenze e delle richieste così decidemmo che ECITOH si sarebbe occupato non solo della formazione degli operatori locali , ma anche dei volontari . Così dal 2006 realizziamo in collaborazione con l’Università di Torino un master , ora annuale e giunto alla V° edizione, unico in Europa,  per fornire  una formazione non solo qualificata ma anche certificata,  corsi di introduzione al volontariato e alla cooperazione internazionale  in collaborazione con Fondazione ANDI e l’Alleanza Dentisti per il Mondo, seminari e lezioni in Corsi di medicina tropicale ecc... 


4 Sono un dentista, in cosa consiste e come posso aderire al progetto studio amico del COI?



Il progetto STUDIO AMICO e’ una nuova possibilità per  sostenere le attività ed i progetti di COI e allo stesso tempo per mettere in evidenza l’impegno di solidarietà del dentista aderente nei confronti dei propri pazienti.
Si rivolge a dentisti e igienisti e intende anche  diffondere i valori in cui crediamo: “Promuovere la salute orale di base nei Paesi a basso reddito e nelle fasce più deboli della popolazione in Italia”.
Aderire al progetto offre  :
1      l’inserimento dell’indirizzo, degli orari e del logo del tuo studio sul sito di    COI per ampliarne la visibilità sul web;
2      un attestato personalizzato Studio amico di COI da esporre;
3      un poster da appendere in sala d’attesa, che spiega cosa vuol dire essere studio amico di COI;
4      volantini istituzionali sull’associazione ed i suoi progetti.
5      La partecipazione al gruppo d’acquisto per materiali di consumo e strumenti
Al dentista che aderisce  chiediamo:
·     di diffondere la nostra Mission associativa e le nostre attività tra i suoi colleghi e i pazienti, con il poster ed i volantini che forniamo;
·  un contributo annuale a sostegno delle nostre attività e dei nostri progetti Per info puoi inviare una mail a: coingo@cooperazioneodontoiatrica.eu


 Davis Cussotto
 twitter@daviscussotto




venerdì 18 ottobre 2013

Cure dentali con tariffari molto diversi, accade anche in USA

Il costo medio  annuale delle cure dentali    pagate  direttamente  dal  cittadino americano nel  1996   era di 520 $  e nel 2010 è salito a 653 $  con un aumento pari al 26 %,   i tariffari sono molto differenziati .
 

Questo    quanto sostiene  la  Commissione Investigativa del Congresso degli Stati Uniti d’America (Government Accountability Office -GAO)  nel  rapporto   sui   “ Servizi Odontoiatrici,  copertura e costi nell’ intera nazione “. L’indagine  pubblicata sulla rivista   Drbicuspid  è stata  richiesta dal Senatore Democratico Bernie Sanders   per  individuare gli ostacoli che le fasce deboli della popolazione (bambini, emigrati, ceti meno abbienti) hanno a  farsi curare le  patologie della bocca.   Sanders infatti sta elaborando il   Comprehensive Dental Reform Act del 2013,   volto ad espandere l’accesso alle cure dentali pubbliche ai soggetti a rischio.





L’aspetto più rilevante del rapporto   del GAO è la notevole disparità dei costi delle prestazioni odontoiatriche da una zona all’ all’altra del Paese.  Le tariffe delle prestazioni posso raddoppiare da una comunità rurale a una grande città.
I   dati   sui costi  delle prestazioni provengono dal data base di  Fair Health  una  organizzazione No Profit a tutela del consumatore  che raccoglie   dati di contenziosi    tra operatori sanitari, assicurazioni e utenti e che opera in modo capillare in tutto il paese.  Robin Gelburd Presidente di  Fair Health  auspica che il rapporto del GAO  a cui la sua organizzazione  ha contribuito possa essere la base di partenza per un dialogo tra le varie parti in gioco,  dentisti, assicurazioni, consumatori per giungere a un superamento del regime tariffario così differenziato.

twitter@daviscussotto




martedì 15 ottobre 2013

i social media per restare connesso non per vendere

Tra le  prime 100  Aziende al mondo per capitalizzazione, secondo la  classica di  “Fortune  2012 “,  l’  87%    è presente su almeno un   Social Media.   Queste aziende hanno ottenuto almeno 10 milioni al mese di menzioni, dimostrando che questa strategia ovviamente porta  al successo.   Secondo Glenn  Lombardi  responsabile di Officite (azienda americana che offre servizi web a 360°  ai dentisti)  i social media non devono essere esclusivo appannaggio  dei titani dell’ industria ma possono promuovere la crescita anche di piccole realtà come gli studi dentistici.  Lombardi   propone  su “ Dental Economic”   queste 5  lezioni di Social Media Marketing che trovo molto condivisibili.

1 Conoscere le piattaforme:
Facebook ovviamente è un   “must”da cui iniziare, visto il grande numero di utenti,  anche se  da  solo non è in grado di  gestire  una strategia globale.  Linkedin   ad esempio può creare una immagine pubblica professionale. Twitter ti lega in tempo reale con i tuoi utenti potenziali pazienti,   favorendo una rapidissima diffusione dei tuoi contenuti.    Per evidenziarsi nei SEO (Search Engine Optimization) ossia nei motori di ricerca,  occorre essere presenti su Google +  e accumulare  preziosi  “+1”  che fanno salire il  sito  web in prima linea.





2  Contenuti prima di offerte commerciali
Per entrare in contatto con il paziente in modo  efficacie e significativo  bisogna evitare le proposte commerciali spinte.  Lo spirito del social è connettersi, non vendere. Il    Contenuto migliore   segue la regola delle 3 E in inglese  (Educate, Entertain,  Engage) educare, intrattenere , attirare.  In Usa esistono alcuni service  che forniscono  “contenuti mirati  per i social dei dentisti Deardoctor.

3 Posta in modo coerente
Mai  essere incessanti;  i follower   pazienti devono poter  leggere i   contenuti della tua piattaforma ad intervalli regolari; questo   soddisfa le aspettative  dei consumatori  e rende la presenza sul web autorevole e professionale.

4  Interagisci
I social  media sono  una strada  a doppio senso, i pazienti che intendono interagire con te, meritano sempre una risposta  e molta gratitudine, sia che il commento sia positivo che negativo. In quest’ultimo  caso  non bisogna scatenarsi per legittima difesa  ma  una risposta amichevole  consente ai  follower  di capire che stai facendo del tuo meglio affinché tutti siano soddisfatti.

5 La lezione più importante
Le uova non devono mai essere confinate in un solo paniere. Occorre una  strategia  piena di iniziative online per sfruttare la potenza dei social media, una vera e propria strategia di comunicazione a 360° che coinvolga ad esempio il sito web, il mailing periodico al paziente.

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Intervista ad Andrea Grassi

A Grassi è un “ performance coach”  che si occupa di sviluppo della redditività negli studi professionali  è docente al Corso di Laurea di Odontoiatria all’Università  S Raffaele di Milano. Gli abbiamo posto alcune domande in occasione della conferenza che ha tenuto ad Asti il 10 ottobre  2013.

Andrea  mi è  piaciuta la tua citazione di A. Einstein "Pazzia è  continuare a fare le stesse cose  aspettandoci risultati diversi". Applicato alla realtà  mutevole  di oggi,  lo studio dentistico "tradizionale"  come deve evolversi per restare sul mercato?

Mi piace la domanda, perchè contiene un presupposto fondamentale: lo studio dentistico "tradizionale" deve evolversi. E' solo una questione di come.
Tutto è cambiato nelle "regole del gioco" che governano le dinamiche del mercato dentale e, nonostante piaccia o meno questa evoluzione, negarla, cancellarla o fare finta di nulla, sperando che passi o si risolva da sola, è il preludio ad un fallimento.
La trasformazione principale dello Studio Dentistico deve passare dalla trasformazione del titolare che oggi, oltre ad occuparsi della componente "clinica e medica" dell'attività, deve occuparsi di integrare una componente più puramente imprenditoriale: sviluppo del margine, attraverso lo sviluppo dell'efficienza legata all'erogazione delle prestazioni; aumento della redditività di ogni paziente e aumento del numero di pazienti, attraverso un aumento della frequenza di visita strutturata su efficienti strategie di comunicazione; crescita del personale e orientamento gli obiettivi, attraverso una gestione delle risorse focalizzata alla responsabilità del singolo e una corretta organizzazione interna delle dinamiche extra-cliniche.



Le catene del dentale spendono ogni anno milioni di euro in pubblicità per attirare clienti che non hanno.  Cosa possiamo fare noi dentisti per valorizzare il nostro storico parco clienti?

Sfruttare l'enorme valore che questa storicità permette!
Un tempo i dentisti potevano permettersi di focalizzarsi esclusivamente sul curare il paziente in poltrona, sapendo che sarebbe tornato appena necessario. L'approccio era decisamente passivo rispetto alla necessità di capitalizzare la propria anagrafica. Al tempo bastava quello.
Poi la diga della comunicazione e  della "pubblicità" è crollata stravolgendo il mercato. Se oggi un odontoiatra lascia solo il cliente, per troppo tempo, rischia di perderlo.
Il fenomeno delle anagrafiche che si stanno comprimendo sempre di più è tipico del settore. Così come quello dei clienti “migratori” che in percentuali sempre maggiori migrano appunto da uno studio ad un altro.
Alla dimensione e alla dinamicità dell’anagrafica di pazienti attivi è collegata la ricchezza presente e futura di uno Studio Dentistico.
Le catene spendono milioni di euro in pubblicità perchè devono costruire il capitale dell'anagrafica che non hanno e su cui devono sviluppare tutto il business dello Studio Dentistico.
I dentisti dell'odontoiatria "tradizionale" dispongono di un enorme capitale potenziale che devono assolutamente iniziare ad approcciare attivamente, per costruire un sistema di contatto e proposizione ai pazienti che, a mio parere, può e deve solo essere fatto in modo etico, utile e congruente al posizionamento dello studio.
Le strategie di comunicazione  sui pazienti in anagrafica  finalizzarte  a sviluppare il passaparola,  sono assolutamente economico (a volte è a costo zero) ed è confermato che siano  lo strumento più efficace per sviluppare velocemente i ricavi.
A maggior ragione oggi che la situazione macro-economica è quella che è.  E' uno spreco assurdo restare immobili davanti al valore che c'è nell'anagrafica di uno Studio Dentistico.


"Il commercialista ci parala sempre del passato" è  un tuo aforisma che interpreta  bene il rapporto con il  nostro  "consulente principe" .  Vuoi spiegare ai lettori di Odontoiatria33 che cosa intendi esattamente con questo.

Il "bilancio" che ci dà un commercialista parla solo della dimensione economica dello Studio, e la illustra riferendosi a ciò che è accaduto nei mesi precedenti. Oltretutto, per una serie di ragioni operative, viene consegnato in mesi successivi a quelli a cui fa riferimento. Con la conseguenza che i dati che il dentista si trova tra le mani sono “vecchi”.
Hai ragione, il commercialista è diventato per molti “il consulente principe”. C’è però un grande sabotaggio che molti dentisti si fanno nel momento in cui, per sviluppare le performance, seguono unicamente le sue risposte alla domanda “Cosa devo fare?”.
La visione della realtà dello Studio, per il commercialista, parte solo dal Fatturato che, per la natura stessa dell’attività è anche la dimensione dell’Incassato.
Quando quindi viene analizzato l’utile esso viene messo in relazione solo con ciò che è stato incassato e con i costi, ma l’odontoiatra e tutto lo studio hanno lavorato in modo diverso: o di più o di meno, quasi mai uguale. Hanno lavorato per produrre l’eseguito clinico.
Un utile basso, analizzando solo il bilancio, potrebbe portare ad ottenere una risposta del tipo: “Guadagni poco perché hai troppe spese! Taglia i costi”. Ma potrebbe anche essere che lo Studio stia semplicemente gestendo male gli incassi producendo molto di più di quello che fattura!
Così come un utile alto potrebbe far pensare ad una situazione florida, quando invece potrebbe essere elevato solo perché sono stati recuperati una serie di crediti che hanno alzato il fatturato, con una produzione che in realtà è in calo!
La situazione è molto più articolata rispetto alla visione che può avere il commercialista.
Ma attenzione: non è responsabilità di quest’ultimo! La responsabilità è che il dentista non dovrebbe cercare solo lì la risposta che vuole!  A domande sbagliate è normale ottenere risposte sbagliate.


Coinvolgere il personale nella generazione dei ricavi è possibile? Come possiamo fare ogni  giorno  in studio ?

Responsabilizzando il team, facendo capire quanto è importante.
In una impresa piccola come quella di uno Studio Dentistico è fondamentale ridurre al minimo il personale che non contribuisce, direttamente o indirettamente alla produzione dei ricavi.
Una segretaria, che gestisce con efficienza gli incassi, contribuisce alla generazione dei ricavi.
La stessa segretaria che applica un’efficace strategia di richiamo (fondamentale oggi per i risultati) contribuisce allo stesso modo.
Così come l’assistente alla poltrona che parla con il paziente rassicurandolo,  facendogli capire l’importanza del piano di cura che stanno proponendo.    La generazione dei ricavi in uno Studio Dentistico non è un lavoro di un singolo, ma una sinfonia di team.

Ho letto sul Tuo  saggio "il dente del giudizio"   che hai fondato  "l'Accademia per  lo Sviluppo  Imprenditoriale dello Studio Dentistico".   Come operate esattamente.

La maggior parte dei Dentisti ha una preparazione puramente clinica e mai ha sviluppato competenze di gestione imprenditoriale della propria attività. Un tempo non era fondamentale.
Oggi però si trova in difficoltà o sente che ha bisogno di qualcosa in più perché non sta ottenendo i risultati che desidera.
L’Accademia per lo Sviluppo Imprenditoriale dello Studio Dentistico nasce con l’obiettivo di migliorare la redditività degli odontoiatri, attraverso percorsi formativi, coaching personalizzate e strumenti, sviluppando nel titolare e  nel team dello studio le capacità gestionali per integrare quello che oggi serve per rendere prospero e longevo lo Studio.
Abbiamo una filosofia che guida tutto quello che facciamo: rendere le cose semplici, facili da applicare e integrabili nella quotidianità, perché so perfettamente che l’odontoiatra ha tendenzialmente voglia di fare altro.


Davis Cussotto
twitter@daviscussotto










Lo studio dentistico e la comunicazione sui social media


Indagine sull’ efficacia di una campagna di comunicazione esterna con 

l’utilizzo dei Social Media.



Abbiamo preso in esame uno studio  dentistico del   Nord Ovest del   Paese in una città di medie dimensioni   in cui  oltre al dentista generico  operano  quattro  specialisti ( chirurgia/implantologia, endodonzia, ortodonzia,  medicina estetica)  e due igieniste dentali.   Lo   Studio Campione (SC)  ha   quattro   sale operative una segreteria dedicata,  utilizza un software gestionale (EUREKA)  che copre sia l’area clinica che quella amministrativa della struttura.  Lo SC dalla sua nascita nel 2005  è dotato di un sito web.  il primo ottobre 2011  si decide di iniziare  una campagna di  comunicazione esterna allo  studio  utilizzano i nuovi strumenti  offerti dal WEB 2.0.  Obiettivo della campagna  è  promuovere lo studio sul territorio circostante, per farlo conoscere e migliorare    la reputazione.





La  comunicazione web viene così strutturata:
il sito web tradizionale è  reso  “dinamico” inserendo uno  spazio per  BLOG autoprodotti dallo studio.  I contenuti del Blog   sono implementati i con cadenza quindicinale  utilizzando news   sulla salute  della bocca e della persona e  iniziative dello studio.  Si  apre  una pagina  facebook  SC , analogamente viene creato un profilo Twitter  SC, legato alla pagina  facebook,  per  generare  tweet   ogni volta che si aggiungono   contenuti .    Si inizia ad  animare  il social web  con post   quotidiani presi dalla stampa web su argomenti di salute igiene e prevenzione, ma anche   dando spazio informativo ad attività sul territorio o iniziative culturali  sportive o  sociali in cui sono coinvolti i pazienti dello studio.
I BLOG “prodotti dallo SC”   oltre che  sul sito istituzionale vengono  postati  sui  Social Media  in modo da creare una sorta di osmosi tra Social Media e sito web  ed aumentare vicendevolmente il traffico.  La   cura dei contenuti  viene svolta  all’interno dello studio  e richiede mediamente 30 minuti al giorno da parte di uno dei tre “redattori” (Il dentista  titolare, la segretaria e l’igienista).  Il costo  a parte il tempo  di redazione è limitato alle modifiche attuate nel sito web istituzionale (la dinamizzazione) all’ inizio della campagna. Non vengono infatti utilizzate le inserzioni a pagamento offerte dai Social Media.






Dopo  due anni di campagna  nel settembre 2013 si decide di verificare se le azioni realizzate sul web hanno generato  un vantaggio competitivo allo SC.    L’algoritmo di Google per  indicizzare il  materiale presente in rete utilizza anche  il grado di popolarità di una pagina web  e il gradimento sui Social Media e  ne tiene conto per  definirne la posizione nei risultati delle  ricerche   su  Google.

Si esegue pertanto  una indagine retrospettiva sui due anni di campagna  dal 1° ottobre 2011  al  30 settembre 2013.    Si utilizzano   le  schede prima  visita,  Google analitic (strumento  per il monitoraggio del traffico web offerto gratuitamente da google),  la conta dei  “like”   e dei  “follower”  rispettivamente su facebook e su twitter.

i risultati  ottenuti sono i seguenti:

     1)  Percentuale di   pazienti che in  prima visita   riferisce  di aver individuato lo studio  su internet                         rispetto al   numero  di accessi totale:
           dal 1 gennaio al 30 settembre 2011    sono  il  4,5%
           dal 1 ottobre 2011  al  30 settembre 2013    sono il     7,9%
 

     2)   Dati Google Analitic  applicati  al  sito web  SC
            crescita  del    9%   delle visualizzazioni  di pagina
            crescita  del 8%  delle nuove  visite al sito

      3)    numero di like (mi piace)  sulla pagina facebbok
             0 al 1 ottobre 2011,  222 al 30 settembre 2013


     4)     Follower  su Twitter
             0 al 1 ottobre 2011,  117  al 30 settembre 2013

Con la grande diffusione degli  smart-phone  sempre  on line,    “il passaparola”   che da sempre  fa crescere la  nostra attività,  trova  oggi  un nuovo canale di diffusione che non va trascurato.


Davis Cussotto
twitter@daviscussotto

lunedì 23 settembre 2013

Il Risparmio Tradito

(per gentile Concessione del dr Tiziano Caprara diffondo questa slide sul  Turismo Odontoiatrico)







Tutti cerchiamo di risparmiare. A nessuno piace buttare i soldi e vogliamo avere un ritorno per ciò che paghiamo. Per ciò che riguarda la spesa odontoiatrica l’Università di Berna ha voluto analizzare la bontà dei prodotti oltreconfine per valutare se a fronte di una spesa (in alcuni casi non elevata) si poteva ottenere un buon lavoro, durevole nel tempo.
Il Prof. N.P.Lang ha visitato numerosi pazienti provenienti dalla Svizzera, Ungheria e altri paesi (Germania, Spagna, Francia Slovenia). Lo studio è stato eseguito in modo che il giudizio sulla qualità del lavoro venisse dato prima di conoscere la nazionalità del dentista che aveva effettuato il trattamento. Questo per evitare qualsiasi pregiudizio. Le conclusioni sono state quelle del grafico successivo A ottimoB buonoC mediocreD moltoscadenteE DanniirreparabiliPrestazioni protesiche a confronto tra Svizzera e stati esteri con particolare riferimento all'UngheriaSvizzeraAltri Ungheria



Giudizio di qualità :
A = Lavoro eccellente, di alta qualità
B = Trattamento buono, restauri senza rischi di danneggiamento per il cavo orale
C = Esito accettabile, accompagnato da modeste imperfezioni, non gravi, con possibili correzioni
D = Trattamento scadente e carente con alterazioni irreversibili che hanno già compromesso la salute del paziente o che l’avrebbero compromessa in futuro. Necessita di rifacimento lavoro)
E = Grave mutilazione e compromissione delle strutture e funzioni orali, con gravi danni che continuano a permanere anche dopo una nuova restaurazione, obbligatorio intervento successivo, costi per rifacimento superiori a quelli iniziali

Purtroppo il detto “Non esistono pranzi gratis” è stato confermato anche in questo lavoro. L’Università Svizzera ha infatti valutato la maggior parte dei lavori provenienti dall’Ungheria come “mutilanti e arrecanti gravi compromissioni dell’apparato stomatognatico, perduranti anche dopo una nuova restaurazione”. Va bene spendere meno o risparmiare. Ma se questo deve provocare una spesa molto più grande o addirittura la perdita della salute, forse è meglio pensarci due volte.
La salute perduta non può essere ricomprata.


Dr Tiziano Caprara